Dopo mesi di rumors e speculazioni, Google ha finalmente rilasciato una guida ufficiale all’ottimizzazione dei siti web per AI Mode e AI Overview, cioè le funzionalità di Intelligenza Artificiale generativa all’interno della ricerca di Google. La guida mette finalmente nero su bianco le pratiche rilevanti da seguire e sfata i miti che circolano online da mesi.
Se hai un sito web per il tuo business, questa guida fa al caso tuo: ecco cosa cambia davvero e cosa puoi ignorare.
Cosa fare per rendere il tuo sito citabile da AI Mode e AI Overview
- Continua a curare la SEO tradizionale
Le funzionalità di Intelligenza Artificiale Generativa acquisiscono le informazioni tenendo conto degli stessi fattori tecnici, qualitativi e di pertinenza a cui si è sempre appoggiata la ricerca finora. In pratica, scelgono le pagine web presenti nell’indice di Google per costruire la risposta di AI Mode e AI Overview. Dopo averle scansionate e “comprese”, valutano quale fonte è più affidabile e utile per l’utente. In queste fonti rientrano i siti web, ma anche i forum come Quora e Reddit, i video di YouTube e i post social.
La buona notizia è che le stesse fonti usate per costruire la risposta vengono mostrate in chiaro da AI Mode e AI Overview, proprio come accade con i “link blu” della ricerca classica. Questa modalità di recupero si chiama RAG: invece di attingere ai miliardi di documenti con cui un modello linguistico è stato addestrato, il RAG attiva una ricerca di fonti online e sulla base di quella ricerca viene generata la risposta.
Con AI Overview accade esattamente così. Quando si attiva, la pagina dei risultati di Google mostra a destra l’elenco delle fonti e a sinistra la risposta. Per ogni estratto che utilizza per costruirle mostra la fonte. E quando lo ritiene utile, aggiunge il link cliccabile grassettato e sottolineato in blu.
È quello che può accadere anche a un tuo contenuto. Essere menzionata in AI Overview ti offre visibilità e un’opportunità in più per essere ricordata.

- Crea contenuti utili, originali e facili da leggere
Per creare contenuti che restino rilevanti a lungo, fà in modo che si distinguano da quelli già presenti online con informazioni e punti di vista originali. Per esempio, dei dati sul tuo settore che hai raccolto e analizzato personalmente, un commento o un case study proveniente dalla tua esperienza sul campo, una teoria che hai maturato incrociando studi e libri letti negli anni. Insomma, un’angolazione che solo tu puoi dare. Contenuti del genere sono utili perché aggiungono informazioni che non si trovano in altre pagine già indicizzate online.
Inoltre, rendili facili da leggere, dividendoli in paragrafi, con titoli esplicativi, che aiutano a comprendere il significato del contenuto anche quando non viene letto per intero. Titoli h1, h2, h3, grassetti, punti elenco, tabelle, categorie restano strumenti essenziali per progettare una struttura del contenuto utile agli utenti e facilmente scansionabile da Google.
- Usa immagini e video di qualità
I video sono spesso inseriti come fonte in AI Mode e AI Overview, perché mostrano la risposta in pochi secondi o minuti. Questo accade soprattutto per le ricerche “how-to” e per quelle in cui il supporto visivo dinamico è considerato più utile a offrire soluzioni. Per esempio, se voglio apprendere il procedimento perfetto per montare la panna a neve, sarà più facile guardando un video che leggendo un articolo di solo testo.
Anche le immagini, per lo stesso motivo, restano una parte cruciale della ricerca. Per esempio, se voglio informarmi sulle tipologie di fiori di campo esistenti, sfogliare delle foto li renderà più riconoscibili rispetto a una descrizione testuale.
Se finora non lo hai fatto, valuta di inserire nella tua strategia immagini e video che possano rispondere alle ricerche dei tuoi potenziali clienti.

- Evita contenuti generati con l’AI senza un contributo reale
Il web si sta riempiendo di pagine create con l’Intelligenza Artificiale, senza offrire alcun valore aggiunto a chi fa ricerche online, solo per forzare il ranking. Google lo sa benissimo e nelle proprie linee guida anti-spam ha sconsigliato di seguire questo esempio. Un po’ come la vecchia pratica di ripetere decine di volte una parola chiave in un testo: Google è abbastanza intelligente da capire se vuoi ingannarlo. E se lo fa, ti penalizza.
- Non creare contenuti per ogni possibile variante di ricerca
Creare tanti contenuti solo per intercettare la stessa ricerca da angolazioni diverse potrebbe risultare inutile e dispersivo.
Immagina di avere un articolo che spiega cos’è una keyword. Non hai bisogno di scrivere un secondo articolo intitolato “cosa sono le parole chiave” solo perché qualcuno potrebbe cercare quel termine. Google capisce che si tratta dello stesso argomento.
Lo stesso vale per le domande correlate che nascono dallo stesso bisogno informativo. Se scrivi una guida su come fare il pane in casa, non ti serve una pagina separata per “quanto lievito mettere nel pane”, un’altra per “come capire se l’impasto è pronto” e un’altra ancora su “perché il pane non lievita”. Un contenuto ben strutturato che risponde a tutte queste domande funziona meglio di tre pagine separate.
Creare più contenuti per intercettare ogni variante possibile non migliora la qualità del tuo sito, lo appesantisce soltanto sprecando crawl budget. I sistemi di Google si sono evoluti proprio per capire la pertinenza di una pagina anche quando la query dell’utente non corrisponde parola per parola al titolo o al testo. Quello che conta è rispondere bene all’intento, non coprire ogni formulazione possibile.
Miti e trucchi GEO/AEO da sfatare
- Creare un file markup llms.txt per rendere il sito visibile alle AI
Google finalmente smentisce un approccio che è circolato tantissimo online: non è necessario aggiungere un file llms.txt per rendere un sito web più facilmente scansionabile alle AI. Inviare a Google la classica mappa del sito (sitemap) è più che sufficiente. La fonte ufficiale conferma che non esistono nemmeno schema markup speciali per facilitare il posizionamento nelle ricerche AI. Seguire le buone pratiche SEO è più che sufficiente.
- Riscrivere tutti i contenuti per adattarli alle AI
I sistemi di Intelligenza Artificiali sono in grado di comprendere il significato e i sinonimi di una ricerca e di mostrare una fonte anche quando non si usano le parole esatte nel testo. Da anni gli algoritmi avanzati di Google hanno un livello avanzato di comprensione del contesto, del significato e della semantica. E quelli alla base di AI Mode e AI Overview si basano sullo stesso funzionamento.
Quindi, se qualcuno cerca “cosa mangiare quando si ha il raffreddore” Google può mostrarti come fonte anche se nel tuo articolo hai scritto “alimenti consigliati in caso di influenza” o “cosa mangiare quando sei a letto con la febbre”. Il sistema capisce che stai parlando della stessa cosa.
- Scrivere solo contenuti brevi, divisi in blocchi
Non esiste una lunghezza standard di contenuto per posizionarsi nelle ricerche AI. A volte una pagina breve può rispondere meglio a una ricerca, altre volte una pagina più approfondita (pillar page). Tutto dipende dalla tipologia dell’argomento, dalle informazioni che vuoi fornire e dal pubblico a cui ti rivolgi. Altro mito da sfatare è che non c’è bisogno di suddividere i contenuti di una pagina in piccoli pezzi (il cosiddetto chunking) affinché le AI li comprendano. L’importante è dare alla pagina una struttura logica e chiara, che faccia comprendere velocemente il contenuto.
In sintesi: consigli takeaway sulla SEO per le AI
- Continua a curare la SEO: tecnica, qualità e pertinenza contano per AI Mode e AI Overview esattamente come contano per Google.
- Crea contenuti originali, con un punto di vista che solo tu puoi dare: dati raccolti sul campo, case study, esperienze dirette.
- Struttura ogni pagina con titoli, paragrafi, tabelle, punti elenco: aiutano l’utente a orientarsi e Google a capire di cosa parli.
- Valuta di inserire immagini e video nella tua strategia, soprattutto per le ricerche “how-to”.
- Evita molteplici contenuti generati con l’AI senza un reale valore aggiunto.
- Non moltiplicare le pagine per intercettare ogni variante della stessa ricerca: un contenuto ben costruito basta.
- Non serve un file llms.txt né schema markup speciali: una sitemap aggiornata è sufficiente.
- Non riscrivere tutto per adattarti alle AI: i sistemi capiscono già sinonimi e contesto, senza che tu debba usare le parole esatte.
- La lunghezza giusta dipende dall’argomento, non da una regola fissa: non esiste un formato universale che funziona sempre.
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Fonte dell’articolo: https://developers.google.com/search/docs/fundamentals/ai-optimization-guide

Giancarla Zaino Marciano
SEO content strategist per brand umani
Guido piccoli business e professioniste nel posizionamento online dei loro brand e nella creazione di contenuti strategici. Offro consulenze, percorsi e formazione in SEO, copywriting e AI. Con Zandegù ho pubblicato l’e-book Google non ti temo.